Posts made in settembre, 2012

Fiammiferi

Il mare è calmo. C’è solo il rumore delle onde. Provo a fotografarlo lasciando aperto l’otturatore. Ma è pur sempre uno smartphone. E non viene un cazzo. Accendo una sigaretta e con cautela mi siedo sulle rocce impastate di cemento. La luna è piena o quasi. Ma non si vede granché. Un aereo passa alto, diretto forse in Africa. Un ricordo scambia delle informazioni con una parte di cervello, poi tacciono entrambi. Vorrei dire mille...

Read More

Come inebetito

(appunto risalente a qualche mese prima. forse giugno. ) Il malto cancella le parole dal progetto di paternità. Si allargano sul foglio che le aveva accolte perdendo corpo e contorni. S’interrompono cerchi e forme tracciate con il compasso. E la carta gracchia come un disco vecchio. Senza più valore. Senza più bianco. Eppure sono ancora recettivo. Sento. Immagino. Spero. E questa cosa non mi piace. Allora alzo il numero di bevute. Le...

Read More

Rome Plows

Scendo in spiaggia. Le narici promuovono l’odore del mare in profumo. Fa caldo. Bulldozers guidati da conducenti spericolati gridano sull’aperitivo consumato con mio fratello. Un signore in pantaloncini a quadri e polo rosa appare dal nulla. Ha pochi denti in bocca ed i capelli sono sparsi in testa in un pittoresco disordine che lascia molti spazi aperti. Mi chiede una sigaretta mimando il gesto: il segno della vittoria piegato di...

Read More

Partyzan

Puzza di serate trascorse con amici. Quando tutto sembrava poter durare in eterno. Chiusi in un locale dove i telefoni faticavano a trovare la linea ma nessuno se ne preoccupava. Lì giù, sotto le scale. I nostri mercoledì che valevano quanto dieci sabati messi insieme. La nostra musica. La nostra bella vita punto com. Con i tesserini appesi al collo o attaccati ai jeans, le prove tecniche, la voglia di bere ed il bar ancora da aprire. Le...

Read More

Canguri

Ha appena chiesto informazioni all’autista. Sarà lui a dirle quando scendere. Eppure se ne sta lì, aggrappata alla barra che separa il posto di guida dal resto dell’autobus. Ha l’aria preoccupata. È stanca. Il collo teso, le mani vicine, la testa che spunta poco più sopra: da lontano potrebbe sembrare una madre che gioca al canguro con il proprio figlio. Sul suo piccolo viso sono state distribuite con ingenerosa abbondanza...

Read More

Due forme diverse

E’ quando rientri a casa che te ne ricordi. La senti nel silenzio delle stanze rimaste al buio. La vedi sull’appendiabiti vuoto. La respiri nell’aria senza odori che trovi. Ferma, inespressiva, indifferente: è una sequenza già vista tante volte eppure non sembra diventare mai familiare. Si lascia guardare senza alcuna voglia di accoglierti. Non ci sono rumori o voci dal televisore né alcuna nota o suono proviene dalla radio,...

Read More

Panama

E’ poco più che una sagoma attraverso i vetri appannati dell’autobus. Alta, magrissima, è vestita di bianco ed ha una valigetta in mano. Il colore dei suoi abiti risalta nel grigio della prima mattina di pioggia che incontro andando a lavoro dopo le ferie. In mezzo a passanti in abiti d’ordinanza e k-way scuri risalta come una parola evidenziata in giallo su un foglio stampato. Ma a risaltare più di ogni altra cosa, nella...

Read More