Scendo in spiaggia. Le narici promuovono l’odore del mare in profumo. Fa caldo. Bulldozers guidati da conducenti spericolati gridano sull’aperitivo consumato con mio fratello. Un signore in pantaloncini a quadri e polo rosa appare dal nulla. Ha pochi denti in bocca ed i capelli sono sparsi in testa in un pittoresco disordine che lascia molti spazi aperti. Mi chiede una sigaretta mimando il gesto: il segno della vittoria piegato di novanta gradi. E’ leggermente in controluce ma distinguo perfettamente il suo volto. Ricorda quel signore che si vede ogni tanto ai tg e che fa finta di prendere appunti su un blocchetto. Lo guardo ed anche io mimo un gesto, per significare che non posso aiutarlo. Io allargo le braccia e piazzo un timido sorriso. Lui, continuando ad offrirmi il suo, fa quasi un inchino e si volta per andar via. Sulle spalle ha una sacca colorata. Piccolissima. Sembra vuota. La sabbia normalizza il suo incedere che deduco zoppicante a causa della vistosa fasciatura che avvolge la sua gamba destra. Guardo per un attimo mia madre e vedo che è serena. Poi torno all’uomo. Sta ripercorrendo i suoi passi ricalcando le impronte lasciate pochi secondi prima.
Scompare dalla nostra vista in pochi secondi, lasciandomi la speranza che quella vittoria, anche se virata di qualche grado, la trovi presto.

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