Posts made in Novembre, 2012

Carla

Carla ha i capelli color mogano. Le scendono lisci fino a due palmi sotto le spalle. Sulle guance rotonde, tra galassie di efelidi spuntano timide le stelle nere di alcuni nei. Si aggira nel reparto dei vini con una canzone in bocca. La modula a voce bassa ma perfettamente udibile. C’è silenzio nel negozio. E’ quasi vuoto ed è una delle ragioni per cui mi sono deciso ad entrare. Al ritorno dal lavoro non mi andava di salire a casa,...

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Scambio

Seduto in questo caffè sto aspettando qualcuno. Ordino una mezza pinta di birra chiara ed in assenza di sottobicchieri la sistemo su due salviette da bar ripiegate. Il tavolo è laccato di rosso. Ognuno ha un colore diverso: giallo, verde, blu, rosa… Sul mio c’è la copia di un quotidiano. E’ del giorno prima. Le pagine sembrano lievitate tanto è stato richiuso male. Nel mondo sembra sia successo solo calcio. Salto le pagine con...

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iPod

Tira su con il naso. E’ una ragazza sui trent’anni, viso piccolino incorniciato da un caschetto scuro, molto folto e disordinato. Sopra gli zigomi alti due occhi grandi e scuri. Ha il naso un po’ congestionato e le labbra sembrano più bianche del dovuto. Sale il gradino aiutandosi con la barra di sostegno e si siede. In mano ha un lettore mp3. Il più celebre tra tutti. È di qualche anno fa, bianco opaco. Prende posto e tira su...

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La musica, prima di tutto

Il mio microfono è una lattina. Non la birra nel bicchiere ma le parole verso nella birra. Bevo le strofe che canto, gridando come chi ha segnato il gol che fa vincere la partita, il girone e l’intero campionato. Rimbalzo metallico di sentimenti non validi urlati nel cilindro di alluminio. Forzo le parole a significare quello che mi piacerebbe significassero davvero. Ma non è un imbroglio. E’ musica: è consentito, si può fare....

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Una deviazione

L’autobus fa una deviazione. Si tuffa in un flusso lento e rosso come lava che incolla le macchine all’asfalto. Ho un posto a sedere, vicino un signore dai baffi folti e scuri e con il viso leggermente butterato. Magreb, penso velocemente. Ma non vado oltre nell’indovinare la sua provenienza. Sono stanco e riduco al minimo le interazioni sociali. Voglio solo tornare a casa. Tolgo un auricolare quando capisco che mi sta...

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