Happiness only real when sharedAttraverso i vetri di un autobus o dentro il suo stesso ventre si possono osservare pezzi di storie che riempiono la testa di colori e di rumori. Sono squarci che lasciano intravedere la bellezza di un’umanità a volte umile e generosa ed a volte meschina ed egoista. Ho sempre sentito forte la voglia di condividere pensieri ed emozioni ma da quando vivo da solo, a mille chilometri di distanza dal posto in cui ho passato trentasei anni, quella della condivisione è diventata più che altro un’esigenza. Nel silenzio raccolto di chi riunisce frammenti di pensieri provando a farne un ragionamento di senso compiuto, si infilano le figure e le immagini che scorrono davanti. Catturano l’attenzione.
Guardo e le parole premono per uscire. Si formano attraverso la tastiera di un telefono e finiscono sulla bacheca della piattaforma con la f. Non c’è rilettura, non c’è correzione o filtro. Quello che esce dalle dita rimane così. Errori e ripetizioni compresi. Fermo quello che mi passa davanti agli occhi. Quando sono per strada. O seduto al tavolino di un bar. O magari in piedi in una fila che termina ad un banco o ad una cassa.
Gli amici che hanno accolto questi bytes mi hanno restituito ossigeno. Qualcuno mi ha detto di mettere tutto in un blog, un posto forse più adatto per questo tipo di appunti. E’ bastato che qualcun’altro si accodasse a questo suggerimento per convincermi a farlo.
E’ poco più di un copia e incolla di quanto già pubblicato negli status di facebook. Nel senso che gli errori che mi capiterà di individuare proverò a correggerli. Man mano che ritroverò quei post li pubblicherò qui, senza alcun ordine preciso ma rispettando la data originale in cui sono stati scritti.
Grazie a tutti quelli che si sono presi il disturbo di mettere un click di apprezzamento a quegli aggiornamenti di stato.