Posts made in settembre, 2014

Serve per.

“La fila per i controlli arriva dopo il News Café“, scrivo a Beppe alla fine di un sms. Lui sta arrivando a lavoro e quel fiume di persone se lo troverà davanti. Prenderà generosamente nota degli episodi più significativi che i passeggeri offriranno alla sua vista -e, non di meno, al suo udito- e li condividerà con noi amici più discreti e fidati. Con noi ed anche con il resto del mondo, attraverso internet. Sempre con il fare...

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I’m no gold.

“Hitler! Hitler! Hitler”: è un piccolo bambino a dirlo. La madre, una zingara sovrappeso stretta in vestiti colorati ma poco accesi, lo guarda mentre mangia un gelato. Lui insiste, pronuncia il nome con atteggiamento marziale. Sembra posseduto, nella sua voce c’è davvero qualcosa di inquietante. Come in tutta la situazione. Mi viene in mente questa scena del pomeriggio precedente mentre aspetto il 21 per andare al Freak Out....

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Feltrinelli.

Dopo il lavoro vado da Feltrinelli. Le strade, tra lavori in corso e ripresa dopo le ferie, sono intasate. Quando scendo in via Amendola mancano solo pochi minuti alle sette. L’autobus dall’altro lato della piazza -quello che fa meno fermate ed arriva prima- è già partito. Quello che passa da lì invece arriva tra undici minuti. Tiro meglio sulla spalla la borsa con cui vado a lavoro e m’incammino a piedi. È una giornata calda...

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Annibale.

Sei stato un po’ stronzo con me. Soprattutto alla fine. Anzi, te lo concedo: solo alla fine. Si, che per la maggior parte del tempo le cose sono filate lisce… Mi hai dato fiducia. Così, ad istinto o quasi. Eri soddisfatto del mio lavoro e non mancavi di dirmelo. Pagavi una persona che non avevi mai incontrato: quante volte ci siamo ripetuti questa cosa? Una sola clausola era richiesta per quella collaborazione: che io non fossi...

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Tre ore e venti.

“Puoi iniziare a sederti”, mi dice Fernando subito dopo essersi scusato per non aver risposto al messaggio di poche ore prima. “L’ho visto solo ora, uscendo dalla pasticceria qui sotto lo studio”. “Nessun problema, come vedi ho improvvisato” faccio io mentre cerco un posto in cui poter poggiare l’ombrello. È verde ed ha un manico a forma di testa di anatra. È di mia madre e non voglio rischiare di...

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La macchinetta è calda.

Quando la sveglia suona sono sull’ultimo gradino, all’ultimo piano di casa. È ancora presto, la luce in camera dei miei è spenta. Mio padre invece è già in piedi. Lo trovo affacciato a guardare il mare. Quando mi vede nota qualcosa di strano e mi chiede se sia tutto a posto. Si, o quasi, rispondo. Parliamo di alcune cose. Del tempo, del mio lavoro, della mia partenza. Lontano, una barca scivola silenziosa sull’acqua. Il cielo...

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