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I’m no gold.

“Hitler! Hitler! Hitler”: è un piccolo bambino a dirlo. La madre, una zingara sovrappeso stretta in vestiti colorati ma poco accesi, lo guarda mentre mangia un gelato. Lui insiste, pronuncia il nome con atteggiamento marziale. Sembra posseduto, nella sua voce c’è davvero qualcosa di inquietante. Come in tutta la situazione. Mi viene in mente questa scena del pomeriggio precedente mentre aspetto il 21 per andare al Freak Out....

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Start.

Attraverso i vetri di un autobus o dentro il suo stesso ventre si possono osservare pezzi di storie che riempiono la testa di colori e di rumori. Sono squarci che lasciano intravedere la bellezza di un’umanità a volte umile e generosa ed a volte meschina ed egoista. Ho sempre sentito forte la voglia di condividere pensieri ed emozioni ma da quando vivo da solo, a mille chilometri di distanza dal posto in cui ho passato trentasei anni,...

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